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Breve storia del comandante partigiano Giuseppe Costanzia di Costigliole

Lo spunto di questo breve contributo proviene da un articolo apparso nell’edizione del Corriere della Sera del 19.4.1944. Il titolo del breve articolo era “Due ribelli arrestati nel Novarese”. Molto di questo contributo proviene da una ricerca di Mario Colombo,

Lo spunto di questo breve contributo proviene da un articolo apparso nell’edizione del Corriere della Sera del 19.4.1944. Il titolo del breve articolo era “Due ribelli arrestati nel Novarese”.

Molto di questo contributo proviene da una ricerca di Mario Colombo, fatta appunto sul partigiano Giuseppe Costanza di Costigliole, nato il 1921, originario di Torino.

Sil nome alla brigata partigiana atti va in Valle Olona, si erano perse le
tracce. A ritrovarle, recentemente, è sta
to Mario Colombo Che a quella foimazio
ne di Combattenti per la libertà aderì a so
li 14 anni. Il frutto del suo lavoro di ricer
ca, Condotto Con il fiuto di uno storico, è
stato raccolto in un fascicolo: “La divisio
ne Alto Milanese Brigata Costanzia di Co
stigliole”, realizzato in collaborazione
con il professore Giuseppe De Minico e
con il patrocinio del comune di Goria Mi
nore.
La pubblicazione che ripercorre la vita
del sottufficiale e l’attività della brigata
nella lotta di liberazione dai nazi-fascisti
nel territorio della Valle Olona, verrà di
stribuita gratuitamente durante la mostra
filatelica sulla Resistenza che si terrà dal
24 al 26 aprile in Villa Durini, a Goria Mi
nore. Lunedì 24 aprile, all’ inaugurazione
della manifestazione, giunta alla sua set
tima edizione, parteciperà anche un ospi
te d’eccezione: Paolo Emilio Taviani, se
natore e presidente della Federazione ita
liana volontari per la libertà:

Giuseppe Costanzia di Costigliole, nasce e vive a Torino, sottotenente dell’Accademia militare di artiglieria e genio. Proveniva come il cognome lo lascia presuporre da una famiglia di nobili e militari di carriera. Il padre, Federico, era un maggiore dell’esercito che aveva già combattuto la Guerra Mondiale.

L’8 settembre 1943 posto davanti al dilemma dell’armistizio, Giuseppe Costanzia decide di raggiungere le prime formazioni partigiane. Opera assiduamente nei dintorni di Mergozzo, quindi probabilmente all’interno del territorio che era controllato sia dalle formazioni partigiane “Valtoce” e “Valdossola”, entrambi di orientamento democristiano.

la sua famiglia fu posta di fronte al dilemma che
divise gli italiani e scelse di stare alla par
te di chi difendeva la libertà: il padre sop
portò le sofferenze dei campi di concen
tramento tedeschi; lui stesso morirà in se
guito ad un’azione partigiana che aveva
diretto.
Dopo aver tentato di liberare la sua
città, entrò nelle formazioni partigiane
della Val d’Ossola collaborando con il Cm
di Varese e di Milano e quindi con i parti
giani che operavano nel nostro territorio
e che avevano cominciato ad organizzar
si. Punto di riferimento per queste brigate
cattoliche erano gli oratori. La prima cel
luia di-queste organizzazioni nacque in
fatti, proprio in una parrocchia, ad Inve
runo, per opera del sacerdote gorlese Pie
ro Bonfanti che sarà poi il principale arte
fice del raggruppamento ‘Patrioti Alfredo
di Dio’, nata dalla fusione dei partigiani
dell’Ossola con quelli operanti nella parte
settentrionale della provincia di Milano.
Nei comuni della Valle Olona e del Vare
sotto il sottotenente piemontese, durante
tutto l’inverno e l’inizio della primavera
del’ 44, teneva i contatti con il Novarese e
coordinò tutta una serie di azioni di sabo
taggio: dalla installazione dei famosi
“squarciagomma” che bloccavano il tran
sito delle truppe tedesche sull’autostrada
per Varese, alla produzione di documenti
falsi per i partigiani, al rifornimento di ar
mi per chi organizzava la resistenza sui
monti. Dopo essere stato incarcerato a
Novara, ottenuta fortunosamente la li
bertà, continuò la lotta clandestina unen
dosi ~1la brigata Albergian in Vai Chisone,
nella ~pr6vincia di Cuneo. Qui, il 24 no
vembre del ‘44, in una delle tante impre
se di disturbo, venne gravemente ferito.
Non molto tempo dopo morì per una can
crena alla gamba. I suoi primi compagni di
lotta clai’idestina del Varesotto vollero al
lora ricordano

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